La villa comunale di Napoli

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      NAPOLI (NA)


      Piazza Vittoria


      tel : 081 7611130/1


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      07:00
       
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      24:00
       


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    Villa comunale di Napoli Villa comunale di Napoli

    Ogni città ha il suo polmone carico di ossigeno e Napoli non è da meno! Oltre al famoso e grande ( 134 ettari) bosco di Capodimonte c’è un'altra area verde che si mescola all’azzurro del mare e costituisce un ottimo punto per ammirare sia castel dell’Ovo che castel Sant’Elmo: la villa comunale.
    La villa comunale inizia da piazza Vittorio e termina a piazza della Repubblica.
    Quando se ne decise la realizzazione, nel 1788, Ferdinando IV dispose che tra la Riviera e la spiaggia di Chiaja fosse creato un grande giardino, ricco di alberi e di aiuole, dove potesse recarsi a passeggio esclusivamente la famiglia reale e la nobilità al suo seguito.
    Il re diede incarico a Carlo Vanvitelli di progettare l’opera; inoltre decretò immediatamente l’esproprio di una parte del giardino del palazzo Satriano, la demolizione del Casino degli Invitti di Conca e di una cappella che era stata costruita da padre Rocco sulla spiaggia. Furono eliminati, inoltre, la baracca della dogana e i lavatoi pubblici della spiaggia , cosa che suscitò le proteste delle donne dei pescatori e marinai.
    Il progetto iniziale della villa si fermava al punto dove è la cassa armonica e, al fine di creare una divisione in cinque viali, il giardiniere reale, Felice Abate, vi piantò subito molti alberi, dei quali alcuni olmi e tigli oggi plurisecolari. La villa fu recintata di pilastri e griglie di ferro e furono costruite 5 fontane in travertino di Caserta. Di fianco all’ingresso di piazza Vittoria furono costruiti due padiglioni: uno fu dato in fitto a botteghe e l’altro ad un caffè ristorante. Furono, poi, costruite delle botteghe dove si vendevano oggetti di scavo e coralli.
    Per l’inaugurazione, avvenuta l’11 luglio del 1781, fu allestita nella piazza una grande fiera che rimase in permanenza per due mesi, fino all’8 settembre, festa della Madonna di Piedigrotta, unica giorno dell’anno in cui il popolo era ammesso a passeggiare nei giardini, e si impiantò anche un piccolo teatro ove la compagnia del San Carlino rappresentò alcune farse con pulcinella.
    L’ingresso principale era presenziato ai due lati da garitte per le sentinelle; da lì partiva un viale centrale con al centro una fontana con la sirena Partenope ed il Sebeto che versavano acqua da uno scoglio, sostituita nel 1791 dal Toro Farnese.
    I due viali laterali erano fiancheggiati da tigli e da olmi e coperti da graziosi grillages di viti il cui raccolto veniva venduto. Dal lato del mare fu messo un lungo parapetto perché i bambini non corressero il rischio di cadere e furono installati dei sedili in piperno. Durante i mesi estivi vi si poteva accedere anche di notte e la nobiltà soleva riunirsi per gustare ottimi sorbetti e ascoltare concerti; il popolo, però, doveva accontentarsi di ascoltarsi dall’esterno tranne il giorno della festa di Piedigrotta .
    La villa subì una triste sorte nel periodo finale della Repubblica Partenopea in quanto fu adibita a poligono di tiro e ad acquartieramento delle truppe. Durante il periodo francese la villa venne illuminata e dal 1825 vi furono impiantate alcune statue copie di capolavori greci come l’Apollo e il Bacco; la fontana centrale ebbe un nuovo disegno con una vasca di granito sostenuta da quattro leoni con una testa di medusa al centro, e fu battezzata con il nome di fontana delle paperelle perché vi furono messe delle anatre.
    Dove oggi ha sede il circolo della stampa vi era il caffè Napoli il sodalizio che attualmente occupa il padiglione fu fondato nel 1909 su iniziativa di Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio, Salvatore di Giacomo.
    Dopo l’annessione del regno di Napoli al regno d’Italia la villa fu aperta al popolo e chiamata villa Nazionale. Ne 1869 l’amministrazione comunale la chiamò comunale e fece demolire i padiglioni laterali e le statue lungo il viale. Nel 1872 il naturalista tedesco Antonio Dohrn fece sorgere una stazione zoologica all’interno della villa.
    La cassa armonica della villa fu costruita nel 1877 da Enrico Alvino con la funzione di ospitare concerti ed eventi culturali. E’ formata da una pedana circolare con montanti in ghisa e con il tetto a forma poligonale mentre colonne di ghisa e traliccio metallico ne costituiscono la struttura leggera .

     

    Il parco è punteggiato di sculture neoclassiche, fontane e vari edifici di differenti epoche. Ospita infatti:

    •     la Fontana della Tazza di Porfido (detta delle Paparelle) è caratterizzata da una grande tazza di porfido rinvenuta a Paestum, in Cilento;
    •     fontane dal Tardocinquecento al Settecento, come per esempio quella di Santa Lucia, posta fino al 1898 in Via Santa Lucia, opera degli scultori Michelangelo Naccherino e Tommaso Montani (1606);
    •     la Fontana del Ratto d'Europa di Angelo Viva già in Via della Marinella (1798);
    •     la Fontana del Ratto delle Sabine;
    •     la Casina Pompeiana;
    •     la grande Cassa Armonica di Errico Alvino (1877) in ghisa e vetro;
    •     la Stazione Zoologica Anton Dohrn.
    •     notevoli esempi di architettura neoclassica realizzati principalmente da Stefano Gasse e Paolo Ambrosino, architetti della Real Casa;
    •     il Palazzo del Circolo della Stampa realizzato dagli architetti Luigi Cosenza e Marcello Canino nel 1948.

    Nella Villa sono sparsi anche molti busti di illustri personaggi napoletani realizzati tra il XIX e il XX secolo.

    La villa è stata restaurata tra il 1997 e il 1999 da Alessandro Mendini, che ha riprogettato gli chalet, risistemato il verde, realizzato un nuovo impianto di illuminazione e una nuova cancellata. L'intervento restaurativo è stato tuttavia al centro di numerose polemiche per la rottura con lo stile neoclassico preesistente.

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