Duomo di San Gennaro ( Cattedrale di Napoli )

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      NAPOLI (NA)


      via Duomo, 147


       


       


       

       

       

       

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    La cattedrale di Napoli è collocata in una piccola rientranza porticata dell’ottocentesca via Duomo, un’arteria pensata in età borbonica ma realizzata solo con lo sventramento della città nei primi decenni dell’Unità d’Italia. Dedicata all’Assunta, sorge nel cuore della città greco romana, tra il “decumano” superiore (via Anticaglia) e il “decumano” maggiore (via Tribunali)

    Le origini

    La più antica cattedrale di Napoli fu fatta erigere e venne riccamente dotata dall’imperatore Costantino I (306-337), non si conosce la data precisa ma sicuramente dopo la pace della Chiesa. Sorse sull’area di un tempio forse dedicato ad Apollo.

    Non è nota l’intitolazione di questa prima cattedrale; secondo alcune fonti sarebbe stata dedicata al Salvatore secondo altre ai Santi Apostoli. Tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del secolo successivo prese il titolo di Santa Restituta in memoria della vergine e martire africana, le cui reliquie giunsero in Campania portate nel 439 dagli esuli della persecuzione del re Vandalo Genserico.

    Dalle fonti si apprende che una seconda cattedrale fu costruita, nell’ambito della stessa area urbana, dal vescovo Stefano I (499-501). Sappiamo che aveva l’abside orientata ad oriente, che fu dedicata al Salvatore, e la data della dedicazione secondo il calendario marmoreo cadeva il primo dicembre; è nota tra gli storici con il nome del fondatore: Stefania. Di questa monumentale basilica si sa poco, e le scarse notizie sono affidate per lo più al Liber pontificalis. Era unita alla Cattedrale costantiniana da un atrio comune quadriportico decorato a mosaico. Nelle cronache coeve venne magnificata e definita come opera “di meravigliosa bellezza”.

    Era parallela a Santa Restituta, divisa da questa da una strada di epoca tardo imperiale di cui resta ancora qualche traccia, e dal complesso battesimale di San Giovanni in Fonte. Le due cattedrali erano gestite da due cleri distinti ma amministrate da un unico vescovo. La sistemazione delle due chiese fa presumere che ci si trovi dinnanzi ad una particolare situazione chiamata a “basiliche doppie”, di cui ci restano testimonianze nei complessi episcopali di Treviri e di Aquileia. Secondo il Farioli (1978) alla duplicità delle basiliche avrebbe corrisposto una duplicità di funzioni liturgiche: chiesa per la liturgia festiva la maggiore (Santa Restituta) e chiesa per la liturgia feriale la minore (Stefania). Quest’ultima veniva anche definita come domestica ecclesia in quanto annessa alla residenza episcopale. Sappiamo inoltre che l’abside era decorata da un mosaico raffigurante la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor, voluto dal vescovo Giovanni II (533-555).

    Verso la fine dell’VIII secolo la Stefania fu distrutta, forse nella notte del sabato santo, da un incendio causato da un cero pasquale. Il vescovo Stefano II (767-800) a sue spese la ricostruì a tre navate, scandite da sei colonne per lato. Altre fonti retrodatano di alcuni anni la sua distruzione e ricostruzione attribuendola sempre a Stefano II ma quando ricopriva ancora la carica di Duca della città (755-766); questi fu il primo Duca di Napoli resosi indipendente da Bisanzio e si tramanda facesse parte della famiglia Capece Minutolo.

    A metà del IX secolo il vescovo San Giovanni IV lo Scriba (842-849) collocò nella Stefania i resti mortali dei vescovi suoi predecessori prelevandoli dalla cosiddetta “cripta dei vescovi” delle catacombe di San Gennaro a Capodimonte; le tombe erano ornate da immagini raffiguranti i singoli presuli.

     

    La facciata

    Questa è la parte del duomo che nel corso dei secoli, attraverso successivi rimaneggiamenti e restauri, è stata oggetto delle trasformazioni più radicali.
    L'attuale facciata fu rifatta in stile neogotico da Enrico Alvino alla fine dell'Ottocento, ma conserva il portale quattrocentesco di Antonio Baboccio, che riutilizzò alcune sculture di Tino da Camaino.
    La facciata del duomo è larga m 46,50 ed è alta circa m 50. È dotata di tre portali: uno centrale e due laterali ed è caratterizzata da altrettanti grandi finestroni ogivali, è sormontata da svettanti cuspidi e guglie.

    Nel 1999 il Duomo di Napoli ha subito numerose opere di manutenzione straordinaria; l'architetto Atanasio Pizzi ha realizzato il rilievo della facciata principale, del casettonato ligneo, della navata centrale e del transetto in scala 1/1.


    Interno

    L'interno, a pianta a croce latina con cappelle, è lungo circa cento metri e la navata è intervallata da una sequenza di otto pilastri per lato, in cui sono incorporati fusti di antiche colonne romane, sulle quali poggiano gli archi ogivali decorati a stucco e marmo.

    Il soffitto a cassettoni, intagliato e dorato, ospita tele di Fabrizio Santafede e Girolamo Imparato. Sulle pareti della navata ci sono dipinti di Luca Giordano, mentre sui sedici pilastri della navata sono sistemate le edicole con i busti dei vescovi della città, scolpiti tra il Seicento e il Settecento. Sulla controfacciata sono collocati i sepolcri dei sovrani angioini, così disposti da Domenico Fontana nel 1599.

    Sotto l'arcata sinistra c'è il fonte battesimale secentesco, che riutilizza una vasca di basalto egiziano di epoca romana, sulla quale è posto un gruppo bronzeo raffiguarnte il Battesimo di Gesù.


    Le tre cappelle maggiori

    La cattedrale di Napoli è composta anche da numerose cappelle che testimoniano i vari passaggi di arte e architettura napoletana nel corso dei secoli. Le cappelle più grandi sono: il Succorpo, il Tesoro di San Gennaro e Santa Restituta, mentre il resto sono semplici spazi aperti nelle due navate.


    Cappella del Succorpo

    La Cappella del Succorpo è un limpido esempio di architettura rinascimentale tra il Quattrocento e il Cinquecento. Si narra che vi abbia lavorato il giovane Bramante, che venne in città su ordine di Oliviero Carafa, mentre venne realizzata dallo scultore lombardo Tommaso Malvito. La cappella, posta sotto l'abside, è suddivisa a tre navate da colonne marmoree: al centro c'è la scultura di Oliviero Carafa orante.


    Cappella del Tesoro di San Gennaro

    La cappella è uno dei più riusciti esempi di architettura barocca, in città e fuori da essa. Fu progettata dal frate Francesco Grimaldi che terminò la costruzione nel 1646; essa venne costruita sulle tre cappelle delle famiglie Filomarino, Capece e Cavaselice. Ai lati dell'ingresso ci sono sculture di Giuliano Finelli e l'ingresso in ottone venne ideato da Cosimo Fanzago, che realizzò, inoltre, il pavimento in marmo ed il busto bifronte di San Gennaro. Nell'interno, a croce greca, ci sono opere di Giovanni Lanfranco, Domenichino e Jusepe Ribera; Dionisio Lazzari vi eseguì un lavamano marmoreo e Giovan Domenico Vinaccia un pregevole paliotto d'argento.


    Cappella di Santa Restituta

    La Basilica di Santa Restituta è un interessante esempio di architettura paleocristiana in Italia: si presenta con un'aula a tre navate divise da colonne di spoglio. L'edificio è stato modificato nel Seicento a causa di un terremoto che ha causato un radicale rimaneggiamento della navata con stucchi e affreschi diretti da Arcangelo Guglielmelli. Qui sono conservate le opere di Luca Giordano e varie sculture trecentesche. Dalla cappella si accede al più antico battistero d'occidente.


    Le cappelle minori

    L'elenco delle cappelle minori è molto lungo, ma è possibile ricordare i principali artisti che vi lavorarono: nelle cappelle ci sono sculture di Tino da Camaino, Paolo de Matteis, Giuseppe Sammartino, Nicola Vaccaro, Nicola Maria Rossi, Bartolomè Ordonez, Lello da Orvieto e Giulio Mecaglia; inoltre sono da citare la Cappella dei Capece Minutolo (un esempio di gotico maturo), le sculture di Domenico Antonio Vaccaro e la Cappella Brancaccio, di Giovanni Antonio Dosio con sculture di Pietro Bernini, Girolamo D'Auria, Michelangelo Naccherino e Tommaso Montani mentre i dipinti sono di Francesco Curia.


    La sacrestia

    In origine, era la cappella di San Ludovico; fu rimaneggiata nel XVIII secolo con stucchi rococò e dipinti degli arcivescovi di Napoli di Alessandro Viola: in una teca è custodito un crocifisso in avorio del Seicento ed inoltre sono presenti tele di Aniello Falcone e Giovanni Balducci.


    L'abside

    La cappella maggiore del Duomo fu anch'essa rifatta nel XVIII secolo dall'architetto senese (ma di scuola romana) Paolo Posi; la parete di fondo mostra uno spettacolare rilievo barocco con l'Assunta, di Pietro Bracci (un artista che aveva lavorato all'impianto scultoreo della Fontana di Trevi) ed è ispirata al berniniano altare della cattedra nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

     Per meglio visitare il Duomo di San Gennaro di Napoli consigliamo di farlo in compagnia di Insolitaguida Napoli ( tel 338 965 22 88 oppure visita il sito web www.insolitaguida.it).

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