Basilica di San Lorenzo Maggiore

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    Basilica San Lorenzo Maggiore Basilica San Lorenzo Maggiore

    In piazza San Gaetano, forse la più antica piazza della città di Napoli sorge la chiesa francescana di San Lorenzo Maggiore con il suo campanile che fu torre della città.

    Fu costruita dai frati francescani sulla base di una chiesetta di epoca paleocristiana. Carlo d'Angiò I volle partecipare alla spesa ed interessarsi personalmente della costruzione che affidò ad architetti francesi, che fecero dell'abside del tempio un classico esempio di stile gotico francesce, da ritenersi l'unico in italia.
    In seguito ad una lunga interruzione dei lavori, la costruzione fu terminata da architetti italiani.
    Da ammiare la superba pianta del coro, che ricorda quella delle cattedrali di Narbonne, di Rodez, con un deambulatorio e sette cappelle poligonali disposte in senso radiale.
    La forma dei pilastri è caratteristica dell'architettura italiana, per cui si ritiene che architetti francesi e italiani abbiamo lavorato insieme in questo magnifico tempio. L'abside, che poggia su un basamento rialzato, ha la volta sorretta da un arco a tutto sesto di circa venti metri di altezza, al di sopra del quale un'altra parete ogivale sostiene la volta a crociera rettangolare del presbiterio: ai lati sono grandiosi finestroni trilobati, sette nell'abside e ben sedici nelle cappelle.  La costruzione fu interrotta nel 1282, anno dei Vespri Siciliani: al suo rientro a Napoli dopo la prigionia, Carlo II volle essere anch'egli caritatevole verso i frati e i lavori di San Lorenzo furono ripresi da artisti locali che lavorarono con un indirizzo tipicamente italiano che comportò la modificazione della privitiva architettura gotica.
    San Lorenzo Maggiore è parte integrante della storia di Napoli: quì Giovanni Boccaccio nel 1334, mentre era a Napoli per far pratica in un banco fiorentino, incontro la sua Fiammetta ed in questo convento coincise con la data di una furiosa tempesta ed un terrificante maremoto che si abbatterono sulla città, di cui una lettera ci ha tramandato una testimonianza preziosa.

     

    L'esterno

    La facciata attuale non è quella originaria che doveva essere nuda e semplice nella sua linea francescana, forse con un rosone o un finestrone al centro e con il silito cappello sulla porta a mo' di dossello a sezione verticale curviliane. La brutta facciata attuale è il risultato di una delle tante deturpazioni seicentesche effettuata da Dionisio Lazzari a cui seguì un'altra trasformazione operata nel 1763 dal San Felice, il tutto in completa disarmonia con l'interno e con il bel campanile: dell'antica facciata non è rimasto che il partale ad arco acuto con due battenti in legno piuttosto ben coservata.

    Sulla destra notiamo la Torre campanaria del convento, che, sopsesa nel 1491 e ripresa nel 1496 fu terminata nel 1507. Questa torre divenne un caposaldo durante tutti i moti rivoluzionari che si ebbero in epoca vicereale: fu assediata nel 1547 quando il popolo si ribellò contro Pedro de Toledo, a distanza di un secolo durante i moti di Masaniello e fu occupata dai rivoltosi per la congiura di Macchia nel 1701. Adiacente al campanile vi è il convento, a cui si accede da una porta che veniva chiamata battitora, del secono XV; questo convento fu sede della Camera e archivio notarila della provincia.

     

    Interno

    Appena si entra si ammira l'elegante pianta a crociera con cappelle laterali e la navata senza volta con travatura coperta. Anche questo interno, che vediamo oggi quasi completamente riportato alla sua forma originaria, in pariodo barocco era stato quasi tutto grossolanamente deturpato; erano scomparsi i monumenti, le lapidi e i bassorilievi; le colonne erano state coperte di stucco i finestroni ad arco acuto trasformati in rettangolari, gli affreschi ricoperti di calce e alcune cappelle gotiche completamente murate. Da notare sul pavimento della navata la delimitazione in ottone della basilica paleocristiana del VI secolo.
    Dopo il restauro effettuato, è rimasto barocco il cappellone di Sant'Antonio di Padova; lo vediamo ora con quattro colonne di ordine corinzio.

    L'altare maggiore della chiesta consta di un ancona di Giovanni da Nola, con tre nichhie sovrastanti che accolgono le statue di San Lorenzo, San Francesco e Sant'Antonio. Il paliotto è formato da tre pannelli in bassorilievo su uno dei quali vi è un panorama di Napoli nel quale si possono riconoscere il teatro romano e il pronao del tempio di Dioscuri.

    Tra le cappelle laterali vanno ricordate: la terza a destra (in stile barocco decorata da Cosimo Fanzago, contenente le tombe della famiglia Cacace con busti e statue eseguite da Andrea Bolgi, la Madonna del Rosario, dipinto di Massimo Stanzione), la volta affrescata da Niccolò de Simone; la quarta a destra (polittico rinascimentale in terracotta); il cappellone di Sant'Antonio, maestosamente barocco nell'esecuzione di Cosimo Fanzago del 1638 in cui trovano alloggio due dipinti di Mattia Preti, Santa Chiara e Crocifisso di San Francesco. In quest'ultima cappella era originariamente allocato il celebre dipinto di Simone Martini San Ludovico d'Angiò che incorona il fratello Roberto, re di Napoli (foto a lato), ora al Museo di Capodimonte.

    Nel transetto sinistro vi è il Monumento funerario di Carlo di Durazzo, fatto giustiziare nel 1348 dal re Luigi d'Ungheria (l'iscrizione posta di fronte al sarcofago riporta per errore la data 1347. Di rilievo anche la pala di Colantonio, San Francesco consegna la regola agli ordini francescani, iniziata per la chiesa nel 1444.

     Per meglio visitare la Basilica di San Lorenzo Maggiore di Napoli consigliamo di farlo in compagnia di Insolitaguida Napoli ( tel 338 965 22 88 oppure visita il sito web www.insolitaguida.it).

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