Basilica di Santa Chiara

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      NAPOLI (NA)


      Via Santa Chiara 49



       

       

       

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    Basilica di Santa Chiara Basilica di Santa Chiara

    La chiesa ed il convento annesso, originariamente dedicati al Corpus Christi per il noto miracolo di Bolsena, essendo stati edificati per le monache di Santa Chiara presero man mano col tempo definitivamente il nome della santa fracescana.

    La nuda grandezza e l'austerità gotica di Santa Chiara possono forse lasciare un pò freddo o perplesso il visitatore che vede questo tempio, dopo il bombardamento del 4 agosto 1943, riportato all'antica struttura medioevale manche depauperato di molte sue ricchezze. Sugli architetti che costruirono la chiesa ed il convento ci sono molte incertezze e si fanno vari nomi, tra i più attendibili quelli del napoletano Gagliardo Primario, di Leonardo di Vito e Lando di Petro. Il complesso, iniziato nel 1310, nel 1328 stava per essere terminato, anche se la consacrazione ufficiale si ebbe soltanto nel 1340.

    La chiesa era originariamente in tufo giallo e piperno grigio, con facciata a lunga cuspide e grandioso rosone con luce proveniente da sei cerchi, inoltre un finestrone a triangolo curvilineo con traforo trilobato sovrasta tutto l'insieme ed il pronao ricoperto a terrazza centrale e laterale con altezza ben proporzionata alle torri angolari ed al declivio della cuspide.

    La basilica è lunga circa 130 metri (compreso il coro delle monache), alta 45 (la chiesa a navata unica tra le più alte d'Europa) e larga circa 40.

    Entrando nella rettangolare chiesa francescana, imponente nella sua nudità, illuminata da alte bifore che sovrastano i matronei, si ammirano ben 9 cappelle per lato, classica distribuzione degli interni gotici francesi; valide le pareti del presbiterio con grande arco a sesto acuto ed una bifora maestosa che domina l'intera e unica navata. Al centro il delicato altare maggiore in marmo statuario attribuito a Dario e Giovanni Bertini, che sarebbero poi gli artefici del retrostante monumento sepolcrrale di re Roberto. Gli affreschi, oggi non più esistenti, secondo il Vasari dovevano essere di Giotto; il Vasari, che fu per molti anni a Napoli, dice di averli visti e ammirati, ma Ottavio Morisani ed altri esperti dall'analisi di quanto rimane, ritengono che non siano da attribuirsi a Giotto.

     Questo tempo ha vissuto tre epoche dal punto di vista artistico: la medioevale originaria, la barocca ed il restauro post-bellico che ha cercato di riportarlo almeno nelle mura alla linea originale.

     

    I chiostri

    I chiostri di Santa Chiara sono tre:

    •     Chiostro delle Clarisse
    •     Chiostro dei Frati Minori
    •     Chiostro di Servizio

    Chiostro delle Clarisse

    Il chiostro fu completamente trasformato da Domenico Antonio Vaccaro che mantenne la struttura gotica ridisegnando solo il giardino rustico decorato da preziose "riggiole" maiolicate, ricollocate dopo la seconda guerra mondiale, di Giuseppe e Donato Massa.

    Il giardino è circondato da un ambulacro leggermente rialzato, che presenta alle pareti affreschi barocchi e un muretto decorato da riggiole con paesaggi; due viali dividono il chiostro a croce il giardino, fiancheggiati da sedili rivestiti da riggiole con "Paesaggi", "Scene campestri", "Mascherate", "Scene mitologiche" ecc.

    Tra le aiuole ci sono due fontane con fondo ricoperto da riggiole, una delle quali è ornata da due figure di leoni del XIV secolo.

    I due chiostri minori hanno conservato la struttura gotica originaria. Il "chiostro dei Frati Minori", contemporaneao di quello delle Clarisse, è circondato da arcate ad archi acuti, poggianti su pilastri sormontati da capitelli di vario disegno. Il "Chiostro di Servizio", posto dietro il settecentesco refettorio, risale al XIV secolo.

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